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Settantadue…
Aumentano, i discepoli del Signore. Persone disponibili a mettersi in gioco per la missione. Prima, dodici (Lc 6, 12-16). Poi, settantadue (Lc 10, 1-21). Una cifra. Numero simbolico per dire quanto stava a cuore a Gesù di Nazareth andare oltre i confini di casa. Oltre. Per arrivare a tutte le persone, in tutti i paesi, nei diversi contesti sociali e culturali. Oltre. Per raccontare la sua esperienza di Figlio, amatissimo dal Padre. Oltre. Per far vedere, con la trasparenza della vita, che cosa significa vivere in libertà, animati dallo Spirito. Vivere serenamente, senza trattenere per sé i beni e mille cose apparentemente necessarie. Senza legarsi affannosamente agli affetti più cari, belli, importanti e rassicuranti. Senza affermare se stessi: le proprie idee, le proprie competenze, i propri progetti, le proprie glorie, la propria personalità. Il Nazareno! Un uomo meraviglioso. Libero di amare senza possedere, senza usare il potere sulle persone, senza mettere al centro se stesso, quando progetta la sua vita. Libero di obbedire, fidandosi del Padre, mettendo tutto nelle sue mani. Potessimo credere anche noi, oggi, che vivere così è veramente una bella cosa. Bello per noi stessi. Bello per gli altri. Bello per quelli di casa, in primis, e bello per chi ci incontra andando in missione.
Lunedì 28 giugno. Sono ancora molti i giovani dell’UPG, a Catania, che desiderano incontrarsi, darsi tempo per ascoltare la Parola, condividere la fede e l’impegno missionario. Si fermano, dopo cena, quando la città incomincia a placarsi. Nel silenzio, in un clima di fraternità, rivivono l’esperienza dei settantadue discepoli: inviati “a due a due” per testimoniare che il Signore è ancora presente in mezzo a noi. Un’esperienza toccante. “A due a due”, nella condivisione della fede, i giovani si raccontano e si illuminano a vicenda. Una serata di grazia, di lode al Signore. Un’occasione favorevole per la coscienza, spesso sedata dalla fatica di vivere o tenuta sveglia solo in superficie.
I giovani si aiutano a rientrare in se stessi. Questa è formazione! Rientrare in se stessi per vedere che cosa ci porta ad andare verso l’altro: a fare i missionari, gli animatori della pastorale giovanile. Rientrare in se stessi per attivare una maggiore libertà di amare e di testimoniare la fraternità che nasce dalla fede. Rientrare in se stessi per maturare la decisione di essere discepoli del Signore. Rientrare in se stessi per riconoscere la grazia di un incontro, quello che cambia la vita. E’ il Signore che chiama, che ci rende così intimi e familiari a noi stessi. È il Signore che ci fa vivere anche i momenti di fatica, di solitudine, di incomprensione… come esperienze che favoriscono la crescita personale: la libertà interiore. A due a due. Non come amici, ma come fratelli. A due a due, tendenzialmente solidali nel fare il bene, nel farsi carico della missione. A volte un po’ fragili e conflittuali, ma sempre animati dal desiderio di crescere e di operare il bene, insieme. Siamo consapevoli che solo camminando insieme, il Signore ci dona la grazia di risvegliare la nostra interiorità: la nostra capacità di amare e testimoniare la fede. Una serata benedetta dal Signore. Una serata che ha dato voce alla Parola e alla vita: la nostra stessa vita.
Si torna in gruppo. La serata continua nella gioia di poter condividere il senso di un servizio ecclesiale. Questa settimana, la parola è data ai responsabili del settore “Formazione Animatori” dell’UPG. Raccontano di aver trasmesso “passione e competenze educative” ai giovani animatori delle diverse parrocchie che hanno chiesto la loro presenza. Si è fatto molto, ma resta ancora molta strada da fare. L’emergenza educativa, sempre più schiacciante, richiede più attenzione da parte di tutti, in particolare domanda la presenza di “animatori autentici, capaci e preparati per diventare presenza, forza e vita del gruppo”. La strada è in salita. Con questa consapevolezza, torniamo a metterci in gioco, con il Signore. Noi ci crediamo. E P. Salvo Consoli, il nostro responsabile, ancora di più.
Sr. Santina Marini (canossiana)
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